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di Alfredo Minutoli

Coerente con il cammino intrapreso sulla strada delle occasioni sprecate, il Palermo pareggia (0-0) anche la gara casalinga contro il Cesena vedendo sfumare, virtualmente, le possibilità di promozione diretta in serie A. Perchè, nonostante il torneo cadetto sfugga spesso a qualsiasi pronostico, immaginare che nell’ultima di campionato i rosanero espugnino il sempre ostile stadio Arechi, e nel contempo il Frosinone (con tre vittorie di fila lui sì capace dell’accelerata decisiva nel rush finale) perda contro il Foggia in un Benito Stirpe vestito a festa, o che il Parma stecchi la trasferta contro uno Spezia ormai fuori dai giochi sembra pura fantascienza.

Un successo finale che appare, considerato l’andamento altrettanto ondivago delle dirette concorrenti letteralmente gettato alle ortiche e che il Palermo adesso dovrà guadagnarselo attraverso i play off, dove mantenere almeno il quarto posto sarà fondamentale per evitare il turno preliminare che vedrà interessate le squadre che finiranno tra la quinta e l’ottava posizione. Non indifferente, rispetto al passato, è la regola che da quest’anno vede nei playoff l’adozione dei doppi goal in trasferta così come in coppa, tanto che, davanti ad un punteggio pari tra andata e ritorno non conterà più il miglior piazzamento nella regolar season (tempi supplementari e calci di rigore in caso di perfetta parità nel doppio match).

Tornando alla gara di ieri, neanche i 20.000 e passa del Renzo Barbera sono riusciti a mettere le ali ad una squadra che ha comunque interpretato la contesa come avrebbe voluto il proprio allenatore, ossia tenendo costantemente in mano le redini del gioco senza esporsi ad eccessivi pericoli. E quando sul finire di tempo (39′), al culmine di una spinta continua (tre le occasioni degne di nota: all’11’ con La Gumina che non riesce a deviare in rete un cross di Moreo da buona posizione, al 28′ con il tiro di Rolando respinto da Fulignati e al 32′ in seguito ad una conclusione di Rispoli sul primo palo sventata dall’estremo romagnolo), in seguito ad un fallo su Dawidowicz il Palermo si è visto assegnare un calcio di rigore, la sensazione è stata che tutto potesse andare come da copione. L’errore dal dischetto di un emozionato Coronado, che spara in curva il possibile vantaggio ha però cambiato il corso degli eventi, perchè è proprio da quel momento che sono venuti fuori,impietosi i limiti di questo gruppo.

Nella ripresa infatti, la palla tra i piedi dei giocatori rosanero sembrava cominciare a scottare, la manovra si è via via ingarbugliata e i continui tentativi di trovare la conclusione vincente dalla distanza ne erano la prova. Neanche il campanello d’allarme seguito alla miracolosa deviazione in angolo di Pomini su tiro di Fedele al 56′ riusciva a scuotere più di tanto il Palermo, con Stellone costretto, nella speranza di tirare fuori il coniglio dal cilindro di ricorrere al più antico dei rimedi: Trajkovski per Rolando (74′),  Chocev per Jajalo (80′) e Nestorovski per Moreo (85′) però, sembravamo più carte della disperazione che altro. Niente da fare, il pomeriggio, tra conclusioni sbalestrate e pericoli abbozzati (l’unico ad impegnare Fulignati è Trajkoski all’81’ su imbucata di Chochev) si conclude tra i generosi applausi delle curva nord, l’unica ieri a profumare di A, e le bordate di fischi del deluso pubblico accorso.

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