Olio su tela. Dito su citofono, 35 x 35

Dito su citofono, 35×35

di Davide Musso

Nella tela di questa settimana si affronta un tema religioso.

Al catechismo ci hanno insegnato che Dio il settimo giorno si riposò. Ciò che non risulta nei testi sacri è che qualche testimone di Geova, commettendo un errore imperdonabile, gli avrà suonato al citofono alle sette di mattina. Nostro Signore adirato, che Eva e la sua mela lèvati, da quel momento avrà deciso in favore di un lento declino dell’umanità, tuttora in corso.

Così ogni domenica mattina mentre l’uomo comune naviga tra il sogno delle lasagne al forno e l’incubo delle 12 birre della sera prima, si materializzerà un dito che incollandosi al suo citofono darà il via ad una domenica infame. Una punizione di cui nessuno avrebbe bisogno ma che in fondo tutti ci meritiamo. La domanda sorge spontanea, cosa spinge questi impavidi eleganti predicatori? Il brivido di una gracchiante bestemmia al citofono? Il desiderio di un cato d’acqua dal settimo piano? O semplicemente il gusto perverso di triturare gli zebedei?

Probabilmente è questo il castigo divino scelto dal Signore in quel giorno all’alba dei tempi. Non c’è dubbio.
Ma un altro quesito ci angustia, più di un appuntamento dal proctologo, ovvero se a parte qualche nonnina che li scambia per venditori di folletto o mia nonna che li faceva accomodare per offrirgli il caffè e sfidarli a “chi converte chi”, sono mai riusciti a convertire qualcuno? C’è stato mai un povero cristo che gli abbia detto “sì ok, mi abbono al vostro giornaletto e da domenica prossima vengo a scassare la minc#!@ insieme a voi?” Boh, non ci è dato sapere, ma al contrario alcune testimonianze dicono che qualcosa in realtà siano riusciti a convertire, sì, il suono del campanello in timpulate.

E il settimo giorno si adirò…

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